Secondo Paolo Crepet, psichiatra e sociologo, la scuola ha subito una crisi profonda, iniziata con i Decreti Delegati del 1974, che hanno aperto le aule alle famiglie, “un’invasione di gente senza competenze”. A suo avviso, l’intento iniziale era positivo, ma il risultato è stato “una follia totale”. Crepet propone di vietare l’uso dei social fino al termine dell’adolescenza e di ripristinare l’autorità scolastica.
Tra le sue proposte, vi sono misure drastiche: limitare i colloqui tra genitori e docenti a uno all’anno, abolire il registro elettronico e chiudere le chat di classe. Queste azioni, sostiene, restituirebbero responsabilità agli insegnanti e ai dirigenti scolastici.
Le riflessioni di Crepet si inseriscono in un contesto di crescente violenza nelle scuole italiane, con episodi allarmanti documentati di aggressioni tra studenti e nei confronti dei docenti. Recenti casi a Parma e Teramo illustrano una tendenza preoccupante, amplificata dall’uso dei social media come strumenti di diffusione della violenza. Inoltre, casi di bullismo estremo sono emersi sempre più frequentemente, indicando un clima di insicurezza crescente.
Nonostante gli interventi annunciati dal Ministro Valditara, come l’inasprimento delle pene e l’installazione di metal detector, persiste la domanda cruciale su come ripristinare il rispetto all’interno di un’istituzione che non è più percepita come sicura.
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