La Preside e la Gabbia del Modello Caivano: Un Racconto di Speranza e Resilienza

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“La Preside” e il modello Caivano

L’intervento

Da La Repubblica Napoli, 22 Gennaio 2026

Recentemente ha debuttato la serie tv “La Preside”, suscitando dibattiti su tematiche quali frequenza scolastica, dispersione, abbandono e povertà educativa. Tali argomenti sono stati ampiamente trattati in precedenti articoli, evidenziando l’impegno degli educatori e dei dirigenti scolastici. Fra questi, la preside Bianca, che quotidianamente si reca da Posillipo a Barra, e la preside Consiglia, un punto di riferimento per San Giovanni a Teduccio. Si può osservare la presenza di tre tipologie di personale scolastico: impiegati poco motivati, professionisti seri e coloro che sono realmente innamorati dell’educazione. Sono questi ultimi a fare la differenza nei contesti educativi.

La preside Eugenia Carfora, alla guida della sua istituzione dal 2007, ha continuato a operare con passione. Tuttavia, emergono opinioni discordanti non solo riguardo alla serie, ma anche rispetto ai contenuti narrati e al contesto rappresentato.

Le dirigenti menzionate in precedenza, Bianca e Consiglia, si sono dedicate a migliorare la qualità delle loro scuole e la preparazione degli studenti, evitando la tentazione di cercare posizioni in istituzioni più prestigiose o più grandi. La loro dedizione e il focus sul rapporto docente-alunno hanno rappresentato una costante nel loro operato.

Il problema principale della scuola diretta da Eugenia Carfora, insieme ad altre istituzioni di Caivano, è il vincolo a un modello che prevede che “va tutto bene”, anche quando la realtà non restituisce un quadro altrettanto positivo. La pressione sui dirigenti e sul personale docente, dettata da rappresentanti governativi che si sono resi protagonisti di eventi in loco, ha contribuito a mascherare le problematiche esistenti.

Nonostante eventuali miglioramenti, il progetto in corso, che prevede ingenti finanziamenti per interventi strutturali e un incremento modesto delle risorse, non risulta replicabile altrove, nemmeno nell’area metropolitana o nelle zone limitrofe, a causa della carenza di fondi. Pertanto, la situazione scolastica a Caivano resta emblematicamente rappresentativa di un modello che risente di limiti strutturali e organizzativi.

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