Negli ultimi anni, l’uso di strumenti come ChatGPT ha rivoluzionato il modo in cui si cercano informazioni e diagnosi, generando interrogativi sulla loro affidabilità. Luciano Floridi, noto filosofo del digitale, mette in guardia sui rischi di considerare l’intelligenza artificiale come “intelligente”. Secondo Floridi, l’AI agisce senza comprendere e il termine “intelligenza” è fuorviante, portando a malintesi nel nostro rapporto con la tecnologia.
L’inganno del nome: una capacità di agire senza capire
Floridi sottolinea che, mentre l’AI eccelle in ambienti progettati per essa, gli esseri umani si trovano a doversi adattare ai suoi limiti. Il vero rischio è che l’interazione con le macchine ci porta a formulare domande in modo che esse possano “comprenderle”, creando confusione.
La scuola e il problema del “saggio industriale”
In un contesto educativo, Floridi critica la tendenza a produrre “oggetti” standardizzati come i saggi, suggerendo che gli studenti dovrebbero essere incoraggiati a sviluppare un dialogo umano piuttosto che produrre contenuti anonimi. La soluzione proposta è formare gli studenti a gestire i propri processi di apprendimento e domandarsi come utilizzare le risposte ottenute.
Il lavoro non è una torta finita
Floridi affronta il timore che l’AI sottragga posti di lavoro, sostenendo che la questione è più complessa. Nonostante l’avanzamento dell’automazione, la disoccupazione non è aumentata nei Paesi più sviluppati. Piuttosto, esiste una domanda di lavoro disallineata rispetto all’offerta e la formazione diventa cruciale.
Deep fake e la fine della fiducia
Infine, Floridi mette in guardia sui deep fake e la diffusione di notizie false, prevedendo una cultura più scettica. Propone la necessità di regole severe per garantire l’autenticità dell’informazione e promuovere una maggiore consapevolezza nel consumo di contenuti.
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