Il 9 giugno, l’Università di Padova ha ospitato un accademico di rilevanza internazionale, Eric Mazur, per esaminare nuove modalità di insegnamento e valutazione in seguito all’emergere dell’Intelligenza Artificiale. Il confronto tra docenti e dirigenti scolastici ha prodotto spunti significativi.
Le principali indicazioni emerse dal dibattito sono le seguenti:
- Le verifiche dovrebbero concentrarsi sulla capacità di ragionamento, giudizio critico e comprensione profonda, dato che le conoscenze di base possono essere fornite dall’IA.
- La valutazione dell’Esame di Stato, percepita come un semplice giudizio anziché uno strumento di crescita, non promuove l’innovazione didattica.
- Esiste una continua preferenza per la memoria a scapito delle competenze pratiche.
- La valutazione deve focalizzarsi sulla crescita dello studente e sulla capacità di comprendere le informazioni, piuttosto che sul voto finale.
- Il valore dell’educazione dovrebbe risiedere nello sviluppo della capacità di analisi e interpretazione critica, includendo anche la valutazione delle risposte fornite dagli strumenti digitali.
- Non si dovrebbe penalizzare il fallimento, poiché dagli errori nascono creatività, innovazione e scoperte. Gli studenti devono sviluppare un percorso autonomo di ricerca e comprensione.
- È necessario ripensare il ruolo degli insegnanti in una società influenzata dall’Intelligenza Artificiale. La scuola deve insegnare capacità di apprendere, adattarsi e valutare criticamente le informazioni, piuttosto che semplicemente trasmettere nozioni statiche.
Queste osservazioni, seppur utili, non rappresentano un’idea completamente innovativa. Negli ultimi trentasei anni, intellettuali e esperti hanno discusso i problemi della scuola italiana, proponendo frequentemente soluzioni simili a quelle qui enunciate.
La storia della scuola italiana ha sempre cercato di combattere l’ignoranza e di promuovere un certo grado di autonomia mentale tra gli studenti, sebbene i metodi e i contesti siano variati nel tempo.
È fondamentale ricordare che molte trasformazioni, allineate con le riflessioni emerse a Padova, sono già state attuate in Italia. Anche se non tutte in modo ottimale, sono stati compiuti significativi passi avanti.
Ci si interroga, tuttavia, se tali progressi abbiano realmente giovato al sistema scolastico. In effetti, è possibile che alcuni cambiamenti abbiano avuto effetti controproducenti, non contribuendo a migliorare né l’efficacia né il potere formativo della scuola.
Inoltre, un affido eccessivo della memoria alle macchine può impoverire l’individuo, poiché la memoria è una componente fondamentale dell’intelligenza umana. Ridurla al minimo porta a una perdita di questa capacità essenziale.
Allo stesso modo, il giudizio non deve essere visto come un ostacolo alla crescita dello studente. Un giudizio ben formulato, se discusso attivamente con lo studente, può invece stimolare il suo sviluppo.
È riconosciuto che l’errore, se compreso, gioca un ruolo cruciale nell’apprendimento: “sbagliando s’impara” è un concetto ben consolidato che porta a una conoscenza dinamica.
Rimane tuttavia il dibattito sull’integrazione positiva dell’Intelligenza Artificiale nei processi educativi. Questa questione è delicata, poiché l’IA è diventata parte integrante della vita quotidiana e del mondo del lavoro, compreso il settore scolastico. È fondamentale calibrare sapientemente la sua presenza e il suo uso affinché apporti reali miglioramenti nel sistema didattico e valutativo. Un utilizzo scorretto o eccessivo potrebbe avere ripercussioni negative sul processo educativo.
In questo contesto, l’iniziativa dell’Università di Padova, volta a valorizzare l’Intelligenza Artificiale nella scuola, emerge come un contribuito valido e necessario.
Un punto di riflessione ulteriore è stato sollevato dal giornalista F. Rampini, il quale ha messo in luce un paradosso: molti leader della Silicon Valley scelgono per i propri figli scuole elementari senza tecnologia, dove strumenti digitali come computer e smartphone sono totalmente assenti. Tali istituti enfatizzano attività manuali, contatto con la natura e relazioni interumane, prediligendo metodologie come quelle Steiner e Montessori.
Questa osservazione invita a riflettere ulteriormente sull’uso dell’IA nell’educazione. È auspicabile un approccio cauto e monitorato, evitando entusiasmi eccessivi. Ogni innovazione presenta almeno due prospettive, e non sempre entrambe sono positive.



