La ricezione delle direttive europee a livello nazionale spesso presenta complessità nella loro applicazione pratica, in particolare quando si inseriscono in contesti già regolati da normative nazionali. La disciplina del whistleblowing è un esempio emblematico di tale fenomeno. L’ambito di applicazione oggettivo di questa normativa è più ampio di quanto generalmente si possa pensare, non limitandosi unicamente ai fenomeni di corruzione o ai reati significativi ai fini della responsabilità amministrativa degli enti ai sensi del d.lgs. 231 del 2001 (cd. criminal corporate liability).
Questa complessità è ulteriormente accentuata dalla necessità di allineare le norme con le realtà pratiche cui si applicano. Un tentativo di chiarire e diagnosticare lo stato dell’arte è stato condotto dall’Università Vanvitelli, che ha ospitato due giornate di studi a cui hanno partecipato accademici, magistrati, rappresentanti dell’ANAC e avvocati. Il resoconto di tali lavori si basa sulle note della d.ssa Marta Maurino, membro del gruppo di ricerca coordinato dalla professoressa Andreana Esposito e dal professor Alberto De Chiara.
Il contesto della disciplina del whistleblowing e l’ambito oggettivo
Il 19 e 20 febbraio, presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli, si è svolto un incontro di studio intitolato “Effettività e integrazione delle politiche e delle misure di prevenzione amministrativa dell’illegalità e della corruzione”. Questo appuntamento ha segnato la conclusione delle attività dell’Unità di ricerca del Dipartimento nell’ambito del Progetto di ricerca di rilevanza nazionale (PRIN) 2022 IntegraPA, giunto alla sua fase finale con chiusura prevista per il 28 febbraio 2026, e che ha coinvolto anche le Università di Perugia (capofila) e Ferrara.
L’incontro ha rappresentato un’occasione di sintesi e confronto sui risultati di una ricerca che, a oltre dieci anni dalla creazione del sistema nazionale di prevenzione della corruzione, ha analizzato l’effettività delle misure adottate e la loro capacità di integrazione con altri strumenti di compliance, in particolare con riferimento ai piani di prevenzione triennale della corruzione (TPCT), ai modelli organizzativi ex d.lgs. 231/2001 e ai presidi in materia di antiriciclaggio.
Nell’ambito di questo contesto, l’Unità di ricerca della Vanvitelli ha focalizzato l’attenzione sull’attuazione delle normative relative a prevensione della corruzione e trasparenza da parte delle società in controllo pubblico, un ambito significativo per comprendere le dinamiche di interazione tra logiche pubblicistiche e modelli organizzativi privati.
Disciplina del whistleblowing a due anni dal d.lgs. 24 del 2023
Particolare attenzione è stata dedicata alla sessione del 19 febbraio, incentrata sulla valutazione dello stato di attuazione della disciplina del whistleblowing a due anni dall’entrata in vigore del d.lgs. 24 del 2023. L’incontro ha offerto un’opportunità per esaminare l’impatto concreto della riforma, con la presentazione di risultati preliminari di un’indagine e il confronto con rappresentanti istituzionali.
I lavori sono stati moderati dalla professoressa Andreana Esposito, responsabile dell’Unità di ricerca. È stato sottolineato come il whistleblowing rappresenti un elemento cruciale nelle politiche di prevenzione dell’illegalità, in quanto strumento in grado di favorire l’emersione di comportamenti illeciti, pur necessitando di un contesto organizzativo adeguato affinchè possa funzionare in modo efficace.
L’indagine empirica su enti e società in controllo pubblico
Durante la sessione sono stati presentati i risultati di un’indagine empirica condotta su un campione variegato di società in controllo pubblico di otto Regioni e sui relativi enti territoriali. Questa metodologia ha permesso di esplorare le relazioni intermedie e di valutare il grado di attuazione della disciplina.
I risultati hanno rivelato un quadro complesso. Da un lato, si osserva un progressivo adeguamento formale delle enti e delle società alle norme, caratterizzato da una crescente attenzione all’implementazione di canali di segnalazione e a procedure interne ben definite. Dall’altro, tuttavia, persistono criticità legate sia a profili organizzativi che culturali, come difficoltà nel garantire piena fiducia nei meccanismi di tutela del segnalante e incertezze interpretative nella gestione delle segnalazioni.
Il confronto tra istituzioni e pratica professionale
Il dibattito che ha seguito la presentazione ha arricchito l’analisi con diversi punti di vista. Il dott. Raffaele Cantone, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Perugia, ha evidenziato il valore del whistleblowing come strumento utile per l’emersione dei fenomeni corruttivi, rimarcando l’urgenza di un utilizzo responsabile e consapevole dell’istituto.
La dott.ssa Coccagna dell’ANAC ha richiamato il ruolo di supporto e indirizzo dell’Autorità, affrontando le principali difficoltà riscontrate nella fase attuativa. Un ulteriore intervento ha messo in luce le sfide che le strutture di compliance devono affrontare nell’implementazione di sistemi di segnalazione efficaci, soprattutto in contesti in cui si intrecciano esigenze di efficienza organizzativa e vincoli normativi, nonché l’importanza di una cultura della segnalazione.
Le conclusioni della consigliera ANAC Valli hanno sottolineato la necessità di considerare il whistleblowing come parte di un sistema integrato di prevenzione, che dialoga con altri strumenti di gestione del rischio.
Il quadro complessivo su anticorruzione e trasparenza nelle partecipate
La seconda giornata, dedicata all’attuazione della disciplina anticorruzione e trasparenza nelle società in controllo pubblico, ha rappresentato il completamento del percorso di ricerca sviluppato dall’Unità Vanvitelli, restituendo un quadro complessivo delle criticità e delle potenzialità di questo ambito.
Nel complesso, la ricerca ha rivelato un sistema di prevenzione della corruzione strutturato a livello formale, ma con significative criticità in termini di effettività. Le analisi mostrano che, sebbene ci sia un diffuso adeguamento agli obblighi normativi, non corrisponde ancora un pieno radicamento sostanziale delle misure di prevenzione nelle prassi organizzative, con il rischio che tali misure rimangano perlopiù adempimenti formali piuttosto che strumenti utili nella gestione del rischio.
L’incontro di studio della Vanvitelli ha quindi segnato la conclusione di un percorso di ricerca e l’apertura a nuove prospettive, riaffermando l’importanza del dialogo tra accademia e istituzioni per costruire modelli di prevenzione sempre più efficaci e integrati.
Prospettive future per la disciplina del whistleblowing
Una considerazione condivisa da tutti i partecipanti è l’urgenza di sviluppare una cultura d’insieme che fornisca una protezione al segnalante oltre le sole misure previste dalla normativa, partendo dalla consapevolezza della rilevanza delle segnalazioni per l’emersione delle condotte illecite.
In aggiunta, si fa emergere la necessità di introdurre ulteriori misure, inclusi incentivi economici per i segnalanti, capaci di proteggere dall’isolamento che potrebbero subire, a prescindere dalla protezione offerta da divieti di misure ritorsive.
Un messaggio cruciale è stato espresso dalla consigliera ANAC Laura Valli: la lotta alla corruzione, di cui il whistleblowing è un elemento fondamentale, non rappresenta soltanto un’implementazione della legalità, ma è anche un importante strumento di tutela dei diritti umani e di salvaguardia della democrazia.



