Rivoluzionare Tecnologia ed Educazione: Un Nuovo Approccio al Futuro

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Negli ultimi anni, l’interesse verso l’intelligenza artificiale e l’Ed-Tech, ossia l’Education Technology, è cresciuto in modo esponenziale. Questo insieme di tecnologie e strumenti digitali applicati alla didattica si presenta con l’obiettivo di rendere l’apprendimento più accessibile, efficace e personalizzato, talvolta promettendo anche un minore impatto ecologico.

Tuttavia, si pone una questione critica: queste promesse non potrebbero rappresentare una nuova illusione del tecno-capitalismo? L’idea di un digital degrowth, ovvero una decrescita digitale, potrebbe essere necessaria. Secondo Neil Selwyn, essa implica un rinnovo proattivo dell’uso della tecnologia orientato a obiettivi di semplicità volontaria e riduzione dei consumi, promuovendo la co-creazione comunitaria e la condivisione delle risorse. Potrebbe rivelarsi urgente stimolare un’intelligenza naturale per contrastare la diffusione dell’analfabetismo e il feticismo nei confronti dell’intelligenza artificiale.

Il conflitto tra tecnologia, conoscenza e libertà

L’obiettivo della decrescita digitale, pur apparendo positivo, rischia di riflettere retoriche simili a quelle della promozione dell’Ed-Tech intesa come strumento di profitto privato. Non si è assistito a una narrativa analoga negli anni ’90, dove la rete era concepita come sinonimo di libertà e democrazia, solo per rivelarsi, alla lunga, contraria a tali ideali? Questo è un rischio evidente.

Restando connessi alla questione centrale, vi è un conflitto intrinseco: essendo la tecnologia e il capitalismo fondata su standardizzazione, semplificazione e omologazione, è plausibile affermare che educazione, conoscenza e pensiero critico siano in opposizione a tali dinamiche? L’uso della tecnologia in ambito educativo potrebbe, in effetti, contribuire a ridurre la nostra umanità, rendendoci sempre più simili a macchine. Invece, si dovrebbe aspirare a un’educazione capace di utilizzare le macchine senza essere dominate da esse.

Le pratiche di estrazione di conoscenza dai lavoratori in favore di un comando centralizzato, un tempo alla base del taylorismo, sembrano ripetersi nel contesto contemporaneo, dove l’algoritmo funge da nuova Direzione che espropria i lavoratori della loro autonomia. La logica della produttività, perseguita attraverso l’intelligenza artificiale, svilisce il pensiero critico, considerato un ostacolo alla crescita. In ambito scolastico e universitario, l’insegnamento si starebbe riducendo a schemi e slide, escludendo una riflessione complessa e le interconnessioni tra le diverse conoscenze.

Così, la ricerca di un uso virtuoso della tecnologia nell’educazione sembra contraddittoria. Ci si interroga su cosa si nasconda dietro all’accattivante etichetta di Ed-Tech: si tratta di vero pensiero critico e libertà cognitiva, o piuttosto di una costruzione di conformismo e manipolazione epistemica?

Educazione o addestramento?

Una riflessione del filosofo della tecnica Günther Anders evidenziava l’ambiguità tra educazione e addestramento, suggerendo che vi è un rischio di trasformazione degli individui in “uomini condizionati”. Questi vengono modellati affinché siano funzionali a una società data, introiettando l’ontologia che legittima il sistema. Ad esempio, un contesto di addestramento militare implica generare automatismi comportamentali, riducendo l’individuo a una mera estensione del gruppo. Questo fenomeno si verifica anche in un contesto di tecno-archía, dove ciascuno diventa produttore e consumatore nel meccanismo della modernità.

La narrativa dell’Ed-Tech non sembra promuovere il pensiero critico. Invece, si concentra sull’addestramento all’uso delle tecnologie, spesso senza la dovuta consapevolezza critica. Per fare una transizione verso il digital degrowth, si deve innanzitutto sviluppare una coscienza critica rispetto ai modelli di consumo tecnologico prevalenti. La tecnologia tende a far pensare che la quantità rappresenti un valore, contribuendo a una perpetuazione dell’over-consumption.

Il digital degrowth come proposta

Secondo Selwyn, è fondamentale ripensare l’uso della tecnologia educativa secondo linee radicalmente diverse, mirando a pratiche più umane e sostenibili. Tuttavia, si osserva che attualmente molte istituzioni continuano a promuovere la trasformazione digitale come elemento chiave per lo sviluppo sostenibile. Ciò potrebbe sembrare contraddittorio rispetto alle evidenze sui danni ambientali legati allo sviluppo della tecnologia.

Il passaggio dal growth al degrowth passa per una riconsiderazione delle comunità e delle risorse utilizzate. Resta da vedere se questa proposta sia sufficiente a scardinare i meccanismi del growth. Ivan Illich, con la sua idea di convivialità, auspicava una società in cui gli strumenti moderni fossero usabili da tutti e non solo da specialisti. La società moderna, tuttavia, sembra andare in direzione opposta, incrementando la degradazione della natura e dei legami sociali.

Le domande rimangono: è possibile una reale modificazione dell’ontologia e teleologia del sistema industriale attuale? È concepibile che l’idea di convivialità non sia stata strumentalizzata per fini di crescita incessante? La questione finale, e forse più drammatica, è se il degrowth possa realmente manifestarsi senza prima affrontare le radici dell’ontologia e teleologia della modernità centrata sul growth.

Bibliografia


[i] L. Demichelis, “Tecno-archía, o la Nave dei folli. La banalità digitale del male”, DeriveApprodi, Bologna, 2025

[ii] G. Anders, “L’uomo è antiquato II”, Bollati Boringhieri, Torino, 2003, pag. 16

[iii] N. Selwyn, “Digital degrowth: toward radically sustainable education technology” – “Learning, Media and Technology”, https://doi.org/10.1080/17439884.2022.2159978

[iv] I. Illich, “Descolarizzare la società”, Mimesis, Milano, 2010

[v] I. Illich, “La convivialità”, Boroli Editore, Milano, 2005, pagg. 15, 12 e 13

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