Infrastrutture e LCA: Regole e Applicazioni per Appalti Pubblici Efficaci

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Negli appalti pubblici infrastrutturali, la sostenibilità è oggi un requisito tecnico verificabile, e la Life Cycle Assessment (LCA) rappresenta lo strumento di riferimento per dimostrarla.

La metodologia Life Cycle Assessment (LCA) sta assumendo un ruolo centrale per progettisti, consulenti ambientali e stazioni appaltanti, che devono dimostrare, mediante dati oggettivi, la coerenza delle scelte progettuali con il quadro normativo sugli appalti pubblici, i Criteri Ambientali Minimi (CAM), i principi dell’economia circolare e i più recenti processi di semplificazione e razionalizzazione normativa.

LCA infrastrutture: il Position Paper AIS come strumento di riferimento

La crescente disponibilità di risorse per le opere infrastrutturali rende necessaria l’adozione di metodologie condivise, capaci di rendere confrontabili materiali, soluzioni tecniche e processi costruttivi. Su questo tema si colloca il Position Paper AIS “Life Cycle Assessment e la catena del valore delle infrastrutture sostenibili”, recentemente rilanciato nel dibattito europeo, nell’ambito della campagna Buying European Sustainable Act (BESA).

Cos’è il Buying European Sustainable Act (BESA)
Il Buying European Sustainable Act (BESA) è una campagna europea di advocacy che mira a riformare le regole degli appalti pubblici affinché favoriscano prodotti, materiali e filiere europee sostenibili, superando l’approccio centrato principalmente sul prezzo.

Perché la LCA è strategica per chi opera negli appalti infrastrutturali

Chi opera nella progettazione e realizzazione di strade, ferrovie, opere idrauliche e infrastrutture energetiche riconosce che la scelta dei materiali incide in maniera determinante sull’impronta ambientale complessiva dell’opera lungo l’intero ciclo di vita. Materiali come calcestruzzo, conglomerati bituminosi e acciaio rappresentano una fetta significativa degli impatti ambientali associati alle infrastrutture.

Il settore infrastrutturale, storicamente in ritardo rispetto al comparto edilizio in termini di misurazione e disponibilità di dati ambientali, sta finalmente colmando questa lacuna. Attualmente, i riferimenti quantitativi più consolidati provengono dall’edilizia, sebbene rappresentativi degli impatti in gioco.

Alcuni indicatori del comparto delle costruzioni rendono chiara la scala del fenomeno:

  • circa il 50% delle risorse estratte e consumate;
  • oltre il 30% dei rifiuti prodotti annualmente nell’Unione Europea;
  • circa il 40% del consumo energetico complessivo;
  • circa il 36% delle emissioni di gas serra associate all’energia utilizzata.

Numeri che evidenziano come la valutazione comparativa dei materiali, supportata dalla Life Cycle Assessment, rappresenti una leva tecnica fondamentale per ridurre gli impatti e migliorare la sostenibilità delle opere infrastrutturali.

In questo contesto, la metodologia LCA diventa lo strumento tecnico di riferimento per:

  • documentare gli impatti ambientali lungo l’intero ciclo di vita;
  • confrontare soluzioni alternative su basi oggettive;
  • supportare criteri premiali e meccanismi di valutazione nelle gare;
  • superare l’approccio puramente economico al “massimo ribasso”.

Il ciclo di vita dell’infrastruttura: perché il life cycle thinking è decisivo

Le infrastrutture non sono semplici asset tecnici, ma strutture che definiscono nel tempo e nello spazio la vita economica e sociale dei territori. Gran parte delle infrastrutture europee è stata realizzata prima degli anni Sessanta e oggi è prossima o oltre la sua vita utile teorica, presentando criticità crescenti in termini di prestazioni, sicurezza e qualità del servizio.

In un contesto storico di scarsa cultura della manutenzione, la rigenerazione del patrimonio infrastrutturale richiede una gestione strategica basata su valutazioni approfondite, integrando esercizio, durabilità e continuità del servizio. In questo quadro, il life cycle thinking e la Life Cycle Assessment (LCA) diventano imprescindibili per orientare scelte tecniche consapevoli lungo l’intero ciclo di vita.

Il superamento del modello lineare take–make–use–dispose ha portato all’affermazione dell’economia circolare, oggi centrale nelle politiche europee e nel Green Deal. Applicata alle infrastrutture, questa visione si traduce in un approccio che considera l’opera secondo le “sei R”: ripensare, ridurre, sostituire, riciclare, riutilizzare, riparare e rigenerare, massimizzando l’uso di materiali, asset esistenti e soluzioni a minore impatto.

Life cycle thinking e circolarità permettono di affrontare in modo integrato le tre dimensioni della sostenibilità:

  • ambientale, attraverso la LCA;
  • economica, tramite il Life Cycle Costing (LCC);
  • sociale, mediante la Social Life Cycle Assessment (SLCA).

L’integrazione di questi tre aspetti è fondamentale per la creazione di infrastrutture realmente sostenibili, supportata da protocolli come Envision, che forniscono un quadro metodologico per progettare, realizzare e gestire opere infrastrutturali resilienti.

La dimensione sociale è particolarmente cruciale, poiché le infrastrutture sono intrinsecamente territoriali, connessi con gli insediamenti umani e le dinamiche economiche locali. Pertanto, la valutazione del ciclo di vita non è solo un esercizio tecnico, ma uno strumento per comprendere e gestire l’impatto complessivo delle infrastrutture sull’ambiente, sull’economia e sulle comunità.

I tre livelli di applicazione della LCA nelle infrastrutture

L’applicazione della Life Cycle Assessment (LCA) alle infrastrutture può essere articolata su tre livelli complementari: rete, progetto e processo costruttivo. Questo approccio permette di affrontare la complessità e l’unicità delle opere infrastrutturali.

Livello di rete (strategico)

A livello di rete, la LCA assiste le scelte strategiche di pianificazione riguardanti le modalità di servizio, la localizzazione delle infrastrutture e le principali alternative di sistema. Si confrontano orizzonti temporali molto lunghi (fino a 50–100 anni), presentando tuttavia elevata incertezza dei dati nelle fasi preliminari.

In questo contesto, la LCA si utilizza per:

  • individuare scenari di impatto;
  • identificare hot-spot ambientali;
  • orientare politiche pubbliche, pianificazione e strategie di investimento.

Livello di progetto

Il secondo livello riguarda l’applicazione della LCA al progetto infrastrutturale specifico, focalizzandosi sul ciclo di vita dell’opera e sugli scenari di costruzione, esercizio e manutenzione. In questa fase, ci si concentra sulla configurazione progettuale scelta.

Un aspetto critico è la manutenzione, che incide significativamente sugli impatti complessivi e dipende da:

  • periodo di analisi;
  • frequenza degli interventi;
  • effetti del cambiamento climatico sulla durabilità.

Questa estensione consente di costruire inventari e dataset sempre più affidabili, favorendo la standardizzazione delle analisi e generando un circolo virtuoso per la sostenibilità della filiera.

Livello di processo costruttivo (operativo)

Il terzo livello riguarda la LCA applicata ai singoli processi costruttivi o manutentivi, come getti di calcestruzzo o pavimentazioni bituminose, focalizzandosi su unità funzionali tipiche e su fasi ad alto impatto.

Questo approccio consente di:

  • ridurre la complessità del modello LCA;
  • utilizzare dati più rappresentativi della realtà del processo;
  • individuare materiali e tecnologie a maggiore influenza ambientale;
  • confrontare alternative tecnologiche e materiali basando le scelte su EPD o dati di produttori.

La LCA di processo si rivela efficace in fase di progettazione, per definire obiettivi di sostenibilità concreti, e in fase di procurement, fornendo supporto quantitativo alle scelte di approvvigionamento.

Un approccio integrato e ricorsivo

L’applicazione ideale della LCA nelle infrastrutture è ricorsiva e multilivello: analisi preliminari orientano le scelte strategiche, mentre analisi dettagliate a livello di progetto e processo permettono di affinare materiali, tecnologie e soluzioni costruttive. Questo approccio sfrutta pienamente il potenziale del life cycle thinking, rendendo la sostenibilità misurabile, confrontabile e realmente integrabile nelle decisioni tecniche e negli appalti pubblici.

Il contributo del Position Paper AIS: una metodologia applicabile

Il Position Paper AIS “Life Cycle Assessment e la catena del valore delle infrastrutture sostenibili” propone una metodologia concreta, pensata per essere utilizzata lungo l’intera catena del valore infrastrutturale.

Il documento propone un approccio basato su:

  • analisi del ciclo di vita dei materiali, dalla produzione allo smaltimento;
  • utilizzo di dati verificabili, in particolare EPD rilasciate da enti terzi accreditati;
  • definizione di baseline* di riferimento, predisposte dalla stazione appaltante;
  • possibilità di confronto tra alternative progettuali e tecnologiche.

Questa impostazione consente di passare da una sostenibilità “dichiarata” a una sostenibilità misurata, garantendo trasparenza nelle scelte e riducendo il rischio di contenziosi o valutazioni discrezionali.

*L’introduzione di baseline emissive permette di misurare la CO₂ “risparmiata” rispetto a uno scenario di riferimento, agevolando meccanismi premiali già adottati in altri Paesi europei, come la Norvegia.

Materiali da costruzione e LCA: il caso del calcestruzzo e delle pavimentazioni stradali

Uno degli ambiti operativi di maggiore interesse riguarda i materiali ad alto impatto, come il calcestruzzo e i conglomerati bituminosi.

Il Position Paper AIS evidenzia come l’analisi LCA/EPD di processo possa diventare un riferimento per valutare:

  • contenuto emissivo delle soluzioni proposte;
  • durabilità e ciclo manutentivo;
  • impatti complessivi su un lotto stradale, una tratta ferroviaria o un’opera infrastrutturale complessa.

Cosa è una EPD e come si relaziona alla LCA

La Life Cycle Assessment (LCA) è uno studio tecnico che analizza gli impatti ambientali di un prodotto o servizio lungo il suo ciclo di vita. I risultati dell’LCA sono contenuti in documenti dettagliati, spesso complessi per l’utente finale. La norma ISO 14025 ha introdotto la Dichiarazione Ambientale di Prodotto (EPD – Environmental Product Declaration), un’etichetta ambientale di Tipo III, basata su dati quantitativi verificati da terzi.

Calcestruzzo, LCA ed EPD: dalla variabilità del materiale alla scelta progettuale consapevole

La notevole variabilità compositiva dei calcestruzzi disponibili si riflette in una significativa variabilità delle emissioni di CO₂ equivalente associate al materiale. Per superare le differenze legate a cicli produttivi e impianti, la valutazione degli impatti ambientali deve basarsi su dati specifici di prodotto, dichiarati e verificati tramite EPD del produttore.

L’applicazione di leganti alternativi e miscele ottimizzate consente riduzioni delle emissioni dal 20 al 30% rispetto ai calcestruzzi tradizionali. In assenza di riferimenti ambientali condivisi nel mercato italiano, il confronto può avvenire solo tra calcestruzzi di pari classe prestazionale, utilizzando le rispettive EPD.

Strategie di progettazione devono considerare non solo l’impatto unitario del materiale, ma anche quantità utilizzate, prestazioni richieste e l’effetto sull’intero ciclo di vita dell’opera, inclusa la manutenzione.

In questa prospettiva, emerge l’esigenza di sviluppare una “EPD di progetto”, in grado di definire le prestazioni ambientali attese del calcestruzzo. Tale strumento, basato su LCA che integra dati primari dei produttori locali e dati di database, consentirebbe di orientare il procurement verso i fornitori più sostenibili.

LCA dei conglomerati bituminosi: limiti metodologici e indirizzi operativi

L’analisi LCA applicata ai conglomerati bituminosi offre vantaggi significativi, ma presenta limiti metodologici e di disponibilità dei dati che devono essere considerati. In primo luogo, la LCA richiede semplificazioni nella modellazione dei sistemi, portando a risultati che esprimono impatti potenziali.

La difficoltà di reperire dati primari è essenziale per garantire precisione e robustezza delle valutazioni rispetto all’utilizzo di dati medi. Inoltre, la componente soggettiva nella definizione di obiettivi e campo di applicazione può rendere diversi studi meno confrontabili. Infine, la LCA non consente una valutazione totale della sostenibilità, che richiederebbe l’integrazione con analisi economiche (LCC) e sociali.

Tuttavia, il Position Paper di AIS suggerisce che una corretta caratterizzazione LCA delle pavimentazioni stradali debba considerare la sicurezza, durabilità, funzionalità, manutenzione e fine vita, inclusa la possibilità di riutilizzo dei materiali. Risultano strategici lo sviluppo di PCR di settore, la disponibilità di EPD specifiche e un approccio BIM-oriented.

In attesa di dati primari esaustivi per tutti i materiali, una prima valutazione di sostenibilità può basarsi su indicatori chiave come CO₂ equivalente e consumi energetici.

Stazioni appaltanti e progettisti: un cambio di paradigma

AIS propone alle stazioni appaltanti un’integrazione di protocolli di sostenibilità e LCA, superando approcci disgiunti.

È necessario definire scale di valutazione chiare, basate su indicatori ambientali misurabili, per:

  • confrontare offerte tecniche diverse;
  • premiare soluzioni a minore impatto;
  • valorizzare modalità di posa e messa in opera;
  • incentivare la localizzazione delle filiere e l’efficienza logistica.

Per i professionisti tecnici, questo implica criteri più chiari e maggiore responsabilità nella qualità dei dati e nella coerenza delle analisi.

SCARICA IL POSITION PAPER DI AIS

Sostenibilità: costo o investimento?

Rimane critica la percezione della sostenibilità come costo.

Il Position Paper AIS offre una nuova prospettiva, evidenziando come le metriche LCA dimostrino che le soluzioni più sostenibili possano essere più efficienti nel medio-lungo periodo, considerando l’intero ciclo di vita dell’opera.

Quest’idea è corroborata dal Report AIS “Il valore della sostenibilità”, che evidenzia la connessione tra sostenibilità, competitività e valore economico.

FAQ – Domande frequenti su LCA nelle infrastrutture
1. Perché la LCA è diventata centrale negli appalti infrastrutturali?
Perché consente di misurare e confrontare in modo oggettivo gli impatti ambientali delle opere, rispondendo ai requisiti dei CAM e alla crescente richiesta di trasparenza nelle gare pubbliche.

2. Qual è il valore aggiunto del Position Paper AIS sulla LCA?
Il Position Paper AIS fornisce una metodologia applicabile che aiuta a passare da una sostenibilità dichiarata a una sostenibilità misurata e verificabile.

3. Che ruolo hanno EPD e baseline nelle gare pubbliche?
Le EPD rendono comparabili i materiali su basi quantitative, mentre le baseline emissive permettono di valutare la CO₂ risparmiata, aprendo alla possibilità di meccanismi premiali.

4. Perché calcestruzzo e conglomerati bituminosi sono materiali chiave per la LCA?
Perché rappresentano una quota rilevante degli impatti ambientali delle infrastrutture. Grazie a LCA ed EPD è possibile ridurre le emissioni anche del 20–30% a parità di prestazioni tecniche.

5. La LCA è solo un obbligo o anche un’opportunità?
È entrambe le cose, ma soprattutto un’opportunità: la LCA dimostra che soluzioni più sostenibili possono essere anche più efficienti nel medio-lungo periodo, considerando l’intero ciclo di vita dell’opera.

Il ruolo istituzionale di AIS e le prospettive 2026

In questo quadro, AIS – Associazione Italiana Infrastrutture Sostenibili svolge un ruolo di think tank tecnico-scientifico, impegnato a tradurre principi di sostenibilità in strumenti concreti per il mercato e le istituzioni.

Con una nuova governance e una strategia divulgativa rinnovata, l’Associazione punta a valorizzare i Position Paper come leve operative, in grado di accompagnare l’evoluzione normativa e tecnica del settore infrastrutturale.

Temi di lavoro già avviati o programmati per il 2026 includono:

  • strade smart e sostenibili;
  • infrastrutture idriche e cambiamento climatico;
  • infrastrutture energetiche da fonti rinnovabili;
  • innovazione tecnologica e cantiere sostenibile;
  • recupero delle risorse da demolizione;
  • finanza e infrastrutture sostenibili.

I temi per i prossimi gruppi di lavoro copriranno: aeroporti, manutenzioni e nuove opere nel segno della sostenibilità; rigenerazione urbana e paesaggio; sostenibilità e data center.

L’obiettivo è connettere contenuti tecnici, normativa e comunicazione di valore, supportando la filiera nel percorso verso l’integrazione dei criteri ESG nelle infrastrutture del Paese.

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