Negli ultimi mesi, il contesto internazionale ha indotto l’Europa a riflettere sull’importanza della propria autonomia tecnologica.
I dazi imposti dall’amministrazione Trump hanno reso il commercio transatlantico una questione complessa; la guerra in Ucraina ha evidenziato come la dipendenza da infrastrutture e forniture estere possa rappresentare una vulnerabilità esistenziale; e il conflitto in Medio Oriente ha riallineato gli equilibri energetici globali.
In tale contesto, l’evidente deterioramento delle relazioni transatlantiche ha reso palpabile un aspetto fino ad ora ignorato: fare affidamento su tecnologie americane — che spaziano dai software militari ai modelli di intelligenza artificiale, dai sistemi satellitari ai cloud provider — non è solamente una scelta commerciale, ma una scommessa geopolitica che attualmente presenta notevoli incertezze.
Il paradosso europeo: talento e mercato, ma nessun campione globale
Il paradosso europeo è ben noto, ma continua a generare frustrazione. Il continente possiede un mercato interno di oltre mezzo miliardo di consumatori, università di rilevanza mondiale e una solida tradizione industriale in settori strategici. Tuttavia, nell’ambito della creazione di campioni tecnologici globali, l’Europa risulta sistematicamente assente.
Le ragioni di ciò non risiedono in una carenza di idee o talenti, ma nell’incapacità strutturale di sviluppare imprese dalla fase iniziale fino alla scala globale. Il capitale di rischio è limitato, i mercati finanziari sono frazionati lungo confini nazionali, e la committenza pubblica è storicamente dominata da grandi operatori consolidati.
Tuttavia, si intravedono segnali di cambiamento. I decisori politici europei, spinti dalla pressione geopolitica, stanno implementando numerose iniziative: dal piano per l’unificazione dei mercati dei capitali alle modifiche riguardanti le regole sui fondi pensione, fino a una revisione profonda di come la spesa pubblica possa fungere da leva di sviluppo industriale.
Tecnologie verdi: dove l’Europa può puntare alla leadership
tecnologie verdi. L’Europa ha storicamente investito più di qualsiasi altro blocco nella transizione energetica, vantando oggi imprese competitive nel campo delle reti intelligenti, dello stoccaggio dell’energia, dell’idrogeno e dei materiali avanzati per l’industria a basse emissioni.
Le scelte politiche americane, come la deregolamentazione climatica, hanno paradossalmente rinforzato la posizione delle imprese europee, mentre le startup statunitensi del settore stanno affrontando difficoltà. Le tecnologie verdi che rispondono a esigenze economiche fondamentali come efficienza energetica, indipendenza dalle forniture estere e riduzione dei costi industriali emergono come più resilienti.
Difesa e startup: il nuovo ecosistema della sicurezza europea
Un’altra area chiave è rappresentata dalla difesa, essenziale in virtù delle trasformazioni causate dalla guerra in Ucraina e della necessità per l’Europa di incrementare le proprie capacità difensive e militari. Innovazioni quali droni autonomi, sistemi di guerra elettronica e munizioni intelligenti provengono principalmente da startup tecnologiche, piuttosto che dai tradizionali contractor.
Ad esempio, l’azienda Helsing sviluppa droni dotati di intelligenza artificiale capaci di operare anche in condizioni di disturbo elettronico. Ad essa si sono unite decine di aziende simili in Germania, nei Paesi Baltici e in Francia. Le startup continuano a raccogliere capitali e sviluppare tecnologie superiori a quelle di molti incumbent, ma incontrano difficoltà nel garantire contratti pubblici che ne favorirebbero la crescita.
Secondo un rapporto di Bruegel, in Germania, Polonia e Regno Unito, la maggior parte dei contratti militari è assegnata alle prime dieci imprese, con una concentrazione ben superiore a quella americana. Le startup necessitano di questi contratti pubblici come primo passo per tornare sul mercato dei capitali e raccogliere ingenti finanziamenti.
Deep tech: spin-off universitari e nuove frontiere dell’innovazione
Un ulteriore settore di interesse è quello del deep tech, che include aree come la fusione nucleare, il quantum computing, la fotonica, le biotecnologie avanzate e l’intelligenza artificiale applicata a sfide industriali complesse.
Spesso i protagonisti sono spin-off universitari che riescono a raccogliere considerevoli investimenti per tecnologie un tempo ritenute di scarso interesse. Negli ultimi anni, la percentuale di investimenti di venture capital europei destinata a questo segmento è aumentata, permettendo a molte startup di competere alla pari con le controparti americane.
La crescente ostilità della politica americana nei confronti della ricerca scientifica sta accelerando questo trend, spingendo talenti e risorse verso l’Europa.
Il doppio ritardo spaziale dell’Europa e la sfida di Starlink
Infine, il settore spaziale richiede un’analisi approfondita. L’Europa ha storicamente eccelso nella ricerca e nella cooperazione spaziale, con Ariane come vettore di riferimento e il sistema di navigazione Galileo e il programma Copernicus che forniscono dati strategici di grande valore.
Negli ultimi dieci anni, tuttavia, il settore ha vissuto due rivoluzioni tecnologiche: la proliferazione delle costellazioni di satelliti in orbita bassa e lo sviluppo di razzi recuperabili, come il Falcon 9 di SpaceX, che ha abbattuto drasticamente i costi di accesso allo spazio, creando un sostanziale svantaggio competitivo per i lanciatori europei.
La risposta europea: costellazioni, lanciatori e nuovi modelli industriali
La risposta europea a questo doppio ritardo è in fase di sviluppo. Sul fronte delle costellazioni, l’Unione ha avviato IRIS², un programma da oltre dieci miliardi di euro per la realizzazione di una costellazione di sicurezza e connettività, prevista per il 2030. Airbus, Thales e Leonardo collaborano per costituire un polo europeo in grado di competere con gli operatori americani.
Eutelsat, nel 2023, ha acquisito OneWeb per creare una costellazione LEO europea, avendo ricevuto un significativo supporto finanziario dallo Stato francese.
Sul fronte dei lanciatori, il cambiamento di metodo è più promettente rispetto a un singolo programma. L’ESA ha avviato una competizione aperta tra operatori privati — come Isar Aerospace, Rocket Factory Augsburg, MaiaSpace e PLD Space — offrendo contratti pluriennali come incentivo e abbandonando il meccanismo del geo-return.
La riforma della spesa pubblica: la lezione americana che l’Europa sta imparando
Un elemento comune a tutti i settori analizzati è la riforma della spesa pubblica e la sua necessaria trasformazione in sviluppo industriale. L’Europa dispone di ricerca, imprenditoria e, in misura crescente, di capitali di rischio.
Tuttavia, manca un sistema efficace in grado di garantire che la committenza pubblica favorisca le imprese innovative rispetto agli incumbent consolidati. Negli Stati Uniti, un simile sistema esiste da decenni, attraverso enti come la DARPA e programmi di sostegno a piccole imprese innovative. L’Europa, spinta da necessità geopolitiche, sta lentamente apprendendo questa lezione cruciale.



