AI Gigafactory: l’Europa affronta una sfida cruciale, scopri perché!

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L’iniziativa europea sulle AI Gigafactory mira a ridurre la dipendenza da infrastrutture e chip provenienti da fuori dell’Unione Europea, rafforzando le capacità locali di calcolo. Tra la seconda metà del 2025 e l’inizio del 2026, questa iniziativa ha compiuto passi decisivi, affrontando diversi ostacoli geopolitici, costi elevati, vincoli energetici e il rischio di obsolescenza rapida. Non è soltanto la capacità di addestrare modelli che è in gioco, ma anche il ruolo del continente nella competizione globale per l’intelligenza artificiale.

AI Gigafactory: un interesse oltre le aspettative: 76 proposte da 16 Paesi

Il primo passo della strategia europea per costruire le AI Gigafactory ha superato le aspettative, con la Commissione Europea che ha ricevuto 76 manifestazioni di interesse da aziende, consorzi, enti pubblici e investitori provenienti da 16 Paesi membri. I soggetti candidati hanno proposto oltre 60 siti potenzialmente idonei per la costruzione di queste infrastrutture, con l’obiettivo di ospitare almeno 3 milioni di GPU di ultima generazione. Nella prima fase, l’iniziativa prevede l’avvio di fino a cinque impianti su larga scala, in grado di fornire capacità computazionale per l’addestramento di modelli di intelligenza artificiale generativa, sostenendo applicazioni in settori strategici come sanità, mobilità, difesa, energia e industria manifatturiera.

Il bando

Il bando ufficiale, inizialmente previsto per la fine del 2025, è slittato all’inizio del 2026. Nel frattempo, a dicembre 2025, la Commissione, la Banca Europea per gli Investimenti (BEI) e il Fondo Europeo per gli Investimenti (FEI) hanno firmato un Memorandum di Intesa per accelerare il finanziamento e lo sviluppo delle Gigafactory. La BEI fornirà consulenza su misura ai consorzi candidati per trasformare i progetti in piani finanziabili. A febbraio 2026, la presidente della Commissione Europea ha confermato che il primo bando di gara sarebbe stato lanciato “a breve”, segnando il passaggio dalla fase esplorativa al piano operativo. A testimonianza della portata dell’iniziativa, i 76 proponenti hanno espresso interesse per investimenti complessivi superiori a 230 miliardi di euro nei prossimi tre-cinque anni, un importo significativamente superiore al fondo InvestAI da 20 miliardi di euro stanziato dalla Commissione.

AI Gigafactor: una strategia continentale per la sovranità tecnologica

Il progetto delle AI Gigafactory si inserisce nel più ampio AI Continent Action Plan, promosso dalla Commissione per rafforzare la sovranità digitale dell’Europa. Ispirato in parte al modello delle gigafactory per le batterie, questo piano mira a creare nodi fisici e simbolici della capacità produttiva continentale in un settore dominato da attori statunitensi e cinesi. Le Gigafactory rappresentano una risposta alla crescente dipendenza dai cloud hyperscaler statunitensi (Microsoft, Amazon, Google) e dalla filiera dei chip dominata da Nvidia e TSMC. L’obiettivo dell’Europa è costruire infrastrutture pubbliche-private integrate per fornire calcolo ad alte prestazioni, promuovendo la sostenibilità ambientale e l’inclusione nei progetti europei come Horizon, EuroHPC e Digital Europe.

Un importante passo legislativo è stato compiuto il 16 gennaio 2026, quando il Consiglio dell’UE ha adottato un emendamento al regolamento EuroHPC JU. Questa modifica estende il mandato dell’impresa comune per facilitare la creazione e la gestione delle AI Gigafactory, introducendo un pilastro dedicato alle tecnologie quantistiche e definendo regole chiare per il finanziamento e gli appalti, con tutele specifiche per startup e scaleup. Il regolamento (2026/150), pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 19 gennaio, è entrato in vigore il 20 gennaio 2026, fornendo la base giuridica necessaria per l’operatività del progetto. La struttura finanziaria prevede un contributo dell’UE fino al 17% delle spese in conto capitale (CAPEX), con gli Stati membri che devono coprire almeno lo stesso importo, mentre i partner privati del consorzio si faranno carico del restante CAPEX e delle spese operative (OPEX).

Le sfide delle Gigafactory per l’intelligenza artificiale in Europa: chip, costi, energia

Le sfide non mancano: ciascuna AI Gigafactory richiederà circa 100.000 GPU, con costi unitari intorno ai 40.000 euro per GPU. Solo l’hardware potrebbe costare tra 4 e 5 miliardi di euro per sito, senza contare le infrastrutture, la manodopera qualificata, i sistemi di raffreddamento avanzati e l’approvvigionamento energetico. La questione energetica è cruciale, poiché alimentare data center di tali dimensioni richiede diversi megawatt costanti e implica investimenti in fonti rinnovabili e in efficienza energetica.

La dipendenza da Nvidia, che attualmente detiene il 90% del mercato dei chip AI, presenta problematiche geopolitiche e di approvvigionamento. Le restrizioni all’export imposte dagli Stati Uniti nei confronti della Cina e la crescente competizione globale per le GPU pongono incertezza sulla disponibilità e tempistiche di fornitura. L’Europa dovrà considerare alternative, come i chip open-source (RISC-V) o investimenti su tecnologie locali.

I consorzi in campo: chi vuole ospitare le Gigafactory

Sebbene la Commissione non abbia ufficialmente divulgato l’identità dei 76 proponenti, diversi consorzi hanno reso pubblica la propria candidatura. Deutsche Telekom, insieme al fondo infrastrutturale canadese Brookfield, ha confermato la propria proposta. Il consorzio AION, lanciato da Scaleway (controllata dal gruppo francese Iliad), punta a realizzare cluster GPU equivalenti a oltre 288.000 unità Nvidia H100. Un consorzio pubblico-privato in Portogallo ha manifestato interesse, così come un progetto in Finlandia guidato da Nokia per ampliare il supercomputer LUMI. Altri paesi come Austria, Repubblica Ceca e Paesi Bassi stanno presentando proposte, sebbene il vincolo che impone ai proprietari di maggioranza di ciascun progetto di essere europei rimanga cruciale.

Una scommessa sulla filiera europea dell’AI

Nonostante i rischi, questa iniziativa potrebbe generare un effetto volano sulla filiera AI europea, coinvolgendo non solo le grandi aziende tecnologiche, ma anche PMI innovative, università, centri di ricerca e startup. La creazione di AI Gigafactory può diventare un catalizzatore per ecosistemi locali ad alta intensità tecnologica, con effetti positivi sull’occupazione e sulla competitività industriale. Dunque, l’interesse di fondi di investimento e operatori nel settore energia e telecomunicazioni è in crescita.

Le Gigafactory si inseriscono in un ecosistema infrastrutturale che è già in costruzione. A febbraio 2026, sono 19 i progetti di AI Factory in fase di realizzazione nell’ambito di EuroHPC JU. Le Gigafactory, con una capacità di calcolo quattro volte superiore a quella delle Factory esistenti, rappresentano il prossimo salto di scala.

In conclusione: AI Gigafactory, occasione irripetibile, ma non automatica

In pochi mesi dall’avvio della call esplorativa, il progetto AI Gigafactory ha acquisito una base giuridica, un meccanismo di finanziamento strutturato e un crescente consenso politico. L’Europa ha deciso di affrontare la questione della capacità di calcolo nell’ambito dell’AI. Tuttavia, la visione industriale deve confrontarsi con la realtà operativa e le sfide rimangono significative. La struttura finanziaria impone ai consorzi di attrarre ingenti capitali in un mercato in cui i competitor statunitensi si muovono con risorse superiori.

Le prossime tappe, come il bando ufficiale imminente, saranno cruciali per determinare se le AI Gigafactory europee rappresenteranno un reale punto di svolta per la competitività del continente o saranno l’ennesima infrastruttura costosa, esposta a dipendenze esterne. Sarà fondamentale osservare le dinamiche dei partenariati e i modelli di business adottati.

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