Dati personali e accesso agli atti: il nuovo codice secondo il parere n. 61 del Consiglio di Stato

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La tutela dei dati personali e l’accesso agli atti nel nuovo codice alla luce del parere n. 61 del 13 gennaio 2026 del Consiglio di Stato.

Il Consiglio di Stato, con il parere n. 61 del 13 gennaio 2026 (link), ha chiarito la necessità per gli Enti Pubblici di oscurare i dati personali presenti nella documentazione delle offerte presentate in sede di gara.

Un passaggio cruciale del parere afferma: “sulla base di quanto fin qui osservato, non vi è ragione di oscurare alcun dato, notizia o informazione, salvo in tutto o in parte l’offerta tecnica per la quale l’operatore abbia indicato le relative ragioni e le stesse siano state accolte” (art. 35, comma 4, lett. a) e art. 36, comma 3).

La strumentalità e l’indispensabilità di tali documenti per i soggetti interessati e la prevalenza dell’interesse pubblico all’accesso rispetto alla tutela di altri interessi, come la privacy, risultano essere state stabilite ex ante dal legislatore.

“Si tratta di una scelta che non appare illogica, poiché rende l’azione amministrativa più efficace ed economica, evitando aggravamenti legati alle singole richieste di accesso”.

Il Consiglio di Stato, mediante questo parere, ha efficacemente alleggerito l’onere per gli Enti Pubblici di oscurare dati personali. Tuttavia, il parere potrebbe generare conflitti con il principio di minimizzazione dei dati, che prevede che la divulgazione sia limitata a quanto strettamente necessario per le finalità previste dalla legge.

Questo principio impone un interrogativo: “Qual è l’effettivo bisogno per le altre aziende di conoscere dati personali come la data di nascita o indirizzi email dei concorrenti in un contesto di gara?”

La trasmissione di tali dati a determinati operatori economici, sebbene sotto controllo, solleva domande sulla conformità ai principi di protezione dei dati. Inoltre, ci si interroga se il consenso degli operatori per il trattamento dei dati possa sanare situazioni di divulgazione non autorizzata.

In conclusione, il parere del Consiglio di Stato rappresenta un tentativo di semplificazione nell’accesso agli atti, sebbene sorgano preoccupazioni riguardo alla bilateralità tra trasparenza e protezione dei dati personali.

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