Negli ultimi giorni, numerosi giornalisti, colleghi e professionisti del settore hanno richiesto informazioni riguardo alla vicenda relativa alla richiesta di dimissioni proveniente dal personale dell’autorità al collegio del quale fa parte il Garante. La presente comunicazione mira a fornire un resoconto obiettivo dei fatti.
Il 4 novembre, l’ex segretario generale del Garante ha indirizzato al direttore del dipartimento dei sistemi informatici dell’autorità una lettera in cui richiedeva una serie di dati del personale, inclusa la posta elettronica. Il giorno successivo, il direttore ha risposto negando la possibilità di procedere con la richiesta.
Le richieste sui dati del personale
Il direttore ha dichiarato di non poter dare seguito alla richiesta poiché essa avrebbe rappresentato una violazione della legge e dei diritti dei dipendenti, contraddicendo decenni di giurisprudenza del Garante, la quale tutela e salvaguarda la dignità dei lavoratori.
Lo scambio di corrispondenza è avvenuto con un protocollo riservato, accessibile solo tra il mittente e il destinatario. L’ex segretario generale non ha mai trasmesso copia di dette comunicazioni ai membri del collegio. Una copia è stata ricevuta solo durante l’assemblea del personale del 20 novembre, grazie al direttore del dipartimento dei sistemi informatici.
La richiesta dell’ex segretario generale è un evento di indiscutibile gravità, che non può essere giustificato e non deve essere ripetuto in alcuna organizzazione, a maggior ragione all’interno del Garante per la protezione dei dati personali.
Il personale del Garante ha giustamente contestato, anche in modo severo, la gravità della richiesta. Lo stesso giorno dell’assemblea, l’ormai ex segretario generale ha rassegnato le dimissioni, ma il personale ha avanzato richieste di dimissioni per l’intero collegio, non convinto che l’ex segretario avesse agito autonomamente.
Dimissioni Garante privacy e reazione del personale
La richiesta avanzata dal personale, sebbene non gradita, è stata ritenuta giusta e probabilmente inevitabile sulla base delle informazioni a disposizione nell’assemblea. Se c’è il sospetto che il vertice dell’autorità Garante, in cui si lavora e si crede, abbia richiesto la violazione della privacy e, di conseguenza, della dignità lavorativa, è corretto richiedere le sue dimissioni.
Le contestazioni del personale
Il collegio non ha mai chiesto all’ex segretario generale di effettuare tale richiesta. In effetti, quando si è reso conto delle frequenti fuoriuscite di dati dall’autorità, è stata rappresentata l’esigenza di effettuare accertamenti per comprendere l’accaduto. A nessuno è stata data l’indicazione di monitorare o sorvegliare i lavoratori, né tantomeno un mandato a violare la legge. Questo è un punto cruciale.
Dimissioni Garante privacy e ruolo del collegio
Non spetta al collegio indicare al vertice amministrativo come garantire il buon funzionamento dell’amministrazione e questo non è mai stato fatto. Esiste invece l’obbligo di approfondire eventuali anomalie, come la permeabilità dei dati, e ciò è stato fatto durante l’assemblea del 20 novembre.
Il personale del Garante non era a conoscenza della questione e questa è la ragione per cui si è compresa la richiesta di dimissioni.
Il fraintendimento sulle responsabilità
La mancanza di comunicazione ha generato l’impressione che il collegio fosse a conoscenza dell’iniziativa dell’ex segretario generale e non avesse agito per fermarla. Tuttavia, non è vero. La questione era già chiusa, grazie al rifiuto del direttore di procedere con la richiesta. Questo ha escluso ogni trattamento dei dati personali dei lavoratori, il che nega il rischio di violazione.
Dimissioni Garante privacy: perché dico no
Relativamente alla richiesta di dimissioni, si dichiara no poiché non si riconoscono responsabilità personali nell’accaduto, e si sente il dovere di rimanere per tentare di ristabilire la fiducia sia interna che esterna.
Questo diniego non è definitivo e potrebbe essere rivalutato in caso di emergere di responsabilità o se non dovessero risultare possibili azioni per recuperare la fiducia delle persone.
La fiducia nell’autorità e il futuro del Garante
In conclusione, è essenziale che ogni eventuale errore venga attribuito a chi lo ha commesso, e non all’autorità nel suo complesso.
Ciò è significativo non solo per ragioni etiche, ma anche perché l’autorità e i suoi dipendenti giocano un ruolo cruciale nella vita di milioni di persone e nel funzionamento della democrazia.
Grazie per l’attenzione e si rimane a disposizione per eventuali chiarimenti.



