Corte Costituzionale: Stop al limite dei 70 anni per il personale scolastico non pensionato!

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La Corte costituzionale interviene su una delle questioni più delicate del sistema pensionistico del personale della scuola, dichiarando incostituzionale il limite massimo di 70 anni previsto per il trattenimento in servizio dei dipendenti che non hanno ancora maturato il diritto alla pensione di vecchiaia.

Con la sentenza n. 125, depositata il 14 luglio 2026, i giudici hanno dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 509, comma 3, del Testo unico della scuola (D.Lgs. n. 297/1994), nella parte in cui consente la permanenza in servizio “non oltre il settantesimo anno di età“, senza considerare gli adeguamenti alla speranza di vita previsti dalla normativa pensionistica.

Il caso

La questione ha origine dal ricorso di una dipendente del Ministero dell’Istruzione e del Merito, collocata a riposo pur non avendo maturato i requisiti per ottenere la pensione di vecchiaia. La lavoratrice, assunta nel sistema contributivo, ha richiesto di rimanere in servizio fino a 71 anni per conseguire i requisiti pensionistici. Tuttavia, l’amministrazione ha respinto tale richiesta, applicando il limite di 70 anni previsto dall’articolo 509 del Testo unico della scuola. La controversia è stata portata davanti alla Corte di cassazione, la quale ha rimesso la questione alla Corte costituzionale attraverso il rinvio pregiudiziale previsto dall’articolo 363-bis del Codice di procedura civile.

La decisione della Consulta

Secondo la Corte, il legislatore non può imporre un limite anagrafico fisso che impedisca ai lavoratori di raggiungere i requisiti minimi per la pensione. Richiamando una consolidata giurisprudenza costituzionale, i giudici hanno ribadito che l’articolo 38 della Costituzione tutela il diritto dei lavoratori a conseguire almeno il trattamento pensionistico minimo. È quindi ingiustificabile che un dipendente pubblico venga collocato obbligatoriamente a riposo rimanendo privo sia della retribuzione sia della pensione.

La soglia di 70 anni è stata ritenuta irragionevole perché non tiene conto del progressivo innalzamento dell’età pensionabile, determinato dagli adeguamenti alla speranza di vita. La Corte ha osservato che, con l’attuale sistema previdenziale, un lavoratore potrebbe essere costretto a lasciare il servizio prima di maturare il diritto alla pensione, creando un vuoto di tutela incompatibile con i principi costituzionali.

Cosa cambia

La dichiarazione di illegittimità costituzionale implica che il personale scolastico che non ha ancora raggiunto i requisiti pensionistici potrà essere trattenuto in servizio non solo fino ai 70 anni, ma fino all’età risultante dall’adeguamento dei requisiti pensionistici alla speranza di vita. La Consulta ha, pertanto, sostituito il limite rigido con una disciplina che collega il trattenimento in servizio “alla diversa maggiore età individuata tenendo conto dell’adeguamento agli incrementi della speranza di vita dei requisiti di accesso alla pensione di vecchiaia.”

Le motivazioni

Nel comunicato rilasciato contestualmente al deposito della sentenza, l’Ufficio stampa della Corte costituzionale ha evidenziato che il trattenimento in servizio rappresenta un’eccezione alla regola del collocamento a riposo ed è finalizzato a consentire ai lavoratori di maturare il diritto alla pensione. Pertanto, una soglia anagrafica scollegata dall’evoluzione dei requisiti pensionistici risulta inadeguata per conseguire l’obiettivo previsto dalla norma, tradendo così la stessa finalità e risultando intrinsecamente irragionevole.

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