Il recente Decreto MASE n. 13 del 13 febbraio 2026 delinea il piano di aggiornamento dei Criteri Ambientali Minimi, trasformando la programmazione tecnica in una leva strategica per stazioni appaltanti e imprese del settore infrastrutturale.
I Criteri Ambientali Minimi (CAM) hanno assunto un ruolo centrale all’interno della disciplina degli appalti pubblici, evolvendo da semplici raccomandazioni a parametri vincolanti per la progettazione e l’esecuzione delle opere. Il Decreto del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica n. 13 del 13 febbraio 2026 rappresenta una tappa cruciale in questo percorso, delineando in modo chiaro le fasi della transizione ecologica per l’anno in corso.
Il fondamento di questa architettura normativa si trova nell’articolo 57 del D.Lgs. 36/2023, che obbliga le stazioni appaltanti a integrare i CAM nella documentazione di gara per l’intero valore dell’appalto. Questa disposizione elimina ogni margine di discrezionalità, integrando la sostenibilità direttamente nel cuore della competizione economica attraverso l’offerta economicamente più vantaggiosa. In tale contesto, i criteri ambientali non sono più percepiti come un mero adempimento formale, ma si configurano come un fattore premiante in grado di orientare il mercato verso soluzioni tecniche innovative e di alta qualità lungo tutto il ciclo di vita del prodotto o servizio.
Il Decreto MASE di febbraio si presenta come un atto di natura programmatica che non modifica subito i criteri esistenti, ma tracciando le direttrici evolutive che interesseranno il sistema nei prossimi mesi. L’articolo 1 del provvedimento coordina le attività istruttorie del sistema di Green Public Procurement, mentre gli articoli successivi definiscono gli ambiti di intervento. Tra le priorità individuate spiccano l’aggiornamento dei CAM per la progettazione e l’esecuzione di lavori per le infrastrutture stradali, la gestione del verde pubblico e l’illuminazione, oltre all’avvio di nuove istruttorie dedicate al trasporto pubblico locale su gomma.
Nonostante l’articolo 4 del decreto stabilisca che i CAM attuali rimangono validi fino all’approvazione dei successivi decreti ministeriali, l’impatto di questa programmazione è immediato e concreto per tutti gli attori della filiera. Le stazioni appaltanti possono avanzare con le evoluzioni normative, evitando di pubblicare capitolati che potrebbero risultare obsoleti nel breve periodo. Parallelamente, gli operatori economici possono interpretare queste linee guida come indicatori chiari del mercato, dirigendo i propri investimenti e l’organizzazione aziendale verso i parametri di sostenibilità che diventeranno standard in futuro.
La sostenibilità ambientale si trasforma da vincolo esterno a componente centrale che guida le scelte preliminari nelle gare pubbliche. La roadmap delineata per il 2026 conferma che la domanda pubblica è una forza trainante nello sviluppo di filiere sostenibili, spingendo l’offerta verso una qualità che integra in modo stabile la tutela dell’ambiente con le prestazioni tecniche.



