A dicembre 2025, il Pacchetto Omnibus I è tornato al centro del dibattito europeo, segnando una tappa decisiva nel processo di semplificazione delle normative UE sulla sostenibilità d’impresa.
Il Parlamento europeo ha approvato il testo il 16 dicembre 2025 con 428 voti a favore, 218 contrari e 17 astensioni. Ciò ha confermato l’accordo provvisorio raggiunto il 9 dicembre nel trilogo tra l’Eurocamera e i governi UE, relativamente ai due temi chiave della rendicontazione e della due diligence nelle catene del valore.
Omnibus I: approvazione definitiva e pubblicazione in GUUE
Il Consiglio Affari Generali dell’UE ha sancito l’approvazione definitiva del testo dell’Omnibus I il 24 febbraio, con la sola opposizione della Repubblica Ceca e l’astensione di Belgio, Bulgaria e Austria. La Direttiva (UE) 2026/470 è stata pubblicata in GUUE il 26 febbraio 2026, completando formalmente l’iter normativo di Omnibus I.
Obiettivi dichiarati e riduzione degli oneri amministrativi
Presentato dalla Commissione europea il 26 febbraio 2025, Omnibus I mira a ridurre gli oneri amministrativi del 25% per tutte le imprese e fino al 35% per le piccole e medie imprese. Questa iniziativa intende rendere più proporzionata la struttura regolatoria ESG, diminuendo la burocrazia senza compromettere le ambizioni climatiche e sociali del Green Deal.
L’iter dell’Omnibus I riflette un cambio di clima nella politica comunitaria, concentrando gli obblighi di rendicontazione e di due diligence sulle imprese di maggiori dimensioni per semplificare gli adempimenti e ridurre l’effetto domino sulle PMI.
Omnibus I e il cambio di rotta tra competitività e sostenibilità
Questa strategia è il risultato delle crescenti pressioni competitive su industrie europee, le quali affrontano costi energetici elevati e margini operativi compressi. Di conseguenza, il Consiglio e il Parlamento hanno legato la sostenibilità alla bussola per la competitività, cercando di sbloccare investimenti attraverso una semplificazione normativa. La direttiva (UE) 2025/794 e il “quick fix” dell’11 luglio 2025, che rimandano e alleggeriscono alcuni obblighi, sono esempi di questo approccio.
Omnibus I: nuovo calendario e perimetro più ristretto degli obblighi
Le modifiche principali prevedono un calendario più lungo e un perimetro applicativo più ristretto per la rendicontazione e la due diligence di sostenibilità. La Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) ha innalzato le soglie di applicazione, limitando gli obblighi a imprese con più di 1.000 dipendenti e un fatturato netto annuo superiore a 450 milioni di euro. Stime indicano che la revisione dell’Omnibus I potrebbe escludere circa il 90% delle imprese inizialmente incluse negli obblighi di reporting.
Effetto a cascata e protezione delle PMI nella catena del valore
Omnibus I introduce misure per limitare l’effetto a cascata, riducendo la pressione sui fornitori più piccoli. Le imprese con meno di 1.000 dipendenti non saranno tenute a fornire informazioni oltre a quelle previste dagli standard di rendicontazione volontari, proteggendo così le PMI da richieste invasive. Inoltre, la sostanza del reporting è stata semplificata e le informazioni obbligatorie ridotte di circa il 61%.
Omnibus I e la ricalibrazione della CSDDD
La Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CSDDD) viene ricalibrata, concentrando gli obblighi sulle imprese con oltre 5.000 dipendenti e 1,5 miliardi di euro di fatturato annuo, limitando così il campo di applicazione a circa 1.600 realtà nell’Unione. Resta l’obbligo per le società extra UE che superano 1,5 miliardi di fatturato nell’Unione.
Tempi, enforcement e responsabilità civile dopo la riforma
Omnibus I rimuove l’obbligo di adottare un piano di transizione nel perimetro della due diligence e modifica significativamente il regime di enforcement, fissando il tetto massimo delle sanzioni al 3% del fatturato netto mondiale. Inoltre, la responsabilità civile sarà gestita a livello nazionale, con tempistiche di recepimento prorogate al 26 luglio 2028.
Omnibus I e la frattura politica sul ridimensionamento green
La riforma è vista come un compromesso pragmatico, sebbene sorgano preoccupazioni riguardo a un potenziale ridimensionamento delle ambizioni green. Le posizioni variano, con alcuni che percepiscono la riforma come necessaria per il riequilibrio tra sostenibilità e tenuta economica, mentre altri temono che riduca l’efficacia delle normative ESG.
Imprese italiane: opportunità, rischi e scelte strategiche nei prossimi anni
Per le imprese italiane, la situazione offre aspetti ambivalenti. L’uscita dal perimetro obbligatorio può liberare risorse e ridurre costi, ma le informazioni e la disclosure ESG rimangono cruciali per preservare la competitività. Una corretta interpretazione della semplificazione potrà fornire opportunità per costruire sistemi di sostenibilità più solidi.
In conclusione, gli effetti immediati di Omnibus I si concentrano sulla riduzione del perimetro di applicazione, sull’alleggerimento degli obblighi e su un enforcement meno intenso. La reale portata della riforma si misurerà nel tempo, nelle scelte industriali e nei bilanci, rivelando se l’Unione sarà capace di coniugare pragmatismo e visione senza compromettere la competitività e la credibilità della transizione sostenibile.



